mercoledì 25 marzo 2009

errore di mira

Ho visto una parte del programma di Fazio su Roberto Saviano stasera. Non era la trasmissione su Gomorra, era, come al solito, una trasmissione su Roberto Saviano. Basta. Da quando è uscito quel libro si è parlato solo inizialmente del libro, delle cose che ci sono scritte in quel libro, degli enormi problemi che solleva quel libro. Quel magnifico e coraggiosissimo libro. Poi subito si è iniziato a parlare di Saviano, del caso Roberto Saviano. Cosa fa, cosa non fa, dove va, la scorta, la famiglia, gli insulti, gli elogi.

A me Roberto Saviano fa pena. Non perché è sotto scorta, minacciato, insultato dai suoi concittadini. Ma perché è una vittima, lo hanno tenuto in vita, ma lo hanno circondato, lo hanno costretto alla solitudine, lo hanno chiuso in una stanza da cui esce solo per andare in trasmissioni televisive, presentazioni, manifestazioni. Mi fa pena perché hanno spostato tutta l'attenzione su di lui, ne hanno fatto una star. Una santificazione mediatica che è peggio della condanna a morte della camorra, degli elogi narcotizzanti che sono peggio degli insulti dei napoletani. Quando lo vedo in televisione che parla di se, penso che forse non può fare altro. Ma il libro? Ma neanche il libro, i contenuti di quel libro? Dove sono finiti? Per buona parte degli abitanti di Napoli è nu romanzo. Ecco cosa è successo: stanno uccidendo l'immensa potenzialità che quel libro aveva.

Gomorra lo hanno letto in molti, in Italia e fuori. Doveva sollevarsi un dibattito immenso su quei fatti, su questa situazione politica, su quei problemi, e invece nessuno ne parla. E' nu romanzo dicono a Napoli, e nessuno risponde dicendo “questi sono fatti, parliamo di questi fatti, di questi problemi”. Si parla di Saviano per non parlare delle cose scritte nel libro. Saviano è stato molto coraggioso e ha scritto un grandissimo libro, ma su questo credo che siamo tutti d'accordo, tranne i camorristi e gli omertosi. E allora perché si continua a parlarne e a ripetercelo? E' esasperante. E come a farlo apposta appena Grossman cerca di entrare dentro alle questioni trattate nel libro ecco che Fazio riporta l'attenzione su Saviano, corregge subito il tiro con una domanda personale su di lui. Perché? Perché gli hanno detto “fai una trasmissione su Roberto Saviano, non sugli argomenti del libro” e lui ubbidisce. E' così che la Camorra ha vinto, e vince ancora. In quel silenzio travestito da finto dibattito che circonda il povero Saviano, intontito da elogi, accecato dalle luci degli studi televisivi. Gli altri intellettuali italiani non parlano, e se lo fanno parlano di questioni letterarie (e infatti nessun altro scrittore o intellettuale italiano è presente), ma d'altronde in Italia non c'è più nessun dibattito intellettuale. I media parlano solo del “Caso Saviano”. I politici si sono affrettati a elogiarlo, ma il libro forse non l'hanno neanche letto. Cosa rimane? Solo la società civile si è mossa, con i suoi pochi mezzi, circondata dal silenzio delle altre parti (politici, media, intellettuali). Per il resto, al povero Saviano non restano che gli insulti di Napoli e una sterile santificazione mediatica. Si dice che questo gli ha salvato la vita. Non lo so se è vero, ma di sicuro è stato ucciso come scrittore.

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