Li sento lamentarsi. Sui treni,
per le strade, alla tele,
persino nei ristoranti:
di questo passo come faremo,
non ci sono più soldi,
i licenziamenti, la cassa
integrazione, e chissà quanto durerà,
e l'affitto da pagare,
e i padri di famiglia,
e come andrà a finire.
E' dura, dicono, è proprio dura,
ripetono,
e continuano in questo tono,
lagnandosi sgraziatamente,
ripetono sempre le stesse cose.
Ci prendono gusto
credono di essere nel giusto,
persino alla moda.
Io mi chiedo, se la vita è così dura,
perché non si sparano un colpo in testa ora,
invece di rompermi le orecchie
con queste patetiche
inutili litanie.
Se si rivolgono
a me posso far cadere il discorso,
ma se parlano con altri
non posso fare niente,
posso solo immaginare
di buttarli in un immenso
cannone da circo e
spararli su un altro pianeta,
in un'altra galassia.
Non conoscono la povertà,
ma gli fa orrore,
in ogni caso
non fanno nulla per cambiare
lo stato delle cose
che per loro è così sbagliato.
Vorrei perlomeno non
parlassero la mia lingua.
Quello che voglio dirvi è questo,
senza girarci intorno
o dilungarmi ancora:
la vita è facile, signori,
non importa se stai
bevendo champagne
sul bordo della tua piscina personale
o se stai vomitando l'anima
in una strada d'inverno
dove passerai la notte
solo.
domenica 19 aprile 2009
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